Il cliente che se ne va dal tuo sito non ti scrive per dirti cosa non andava. Non lascia una recensione negativa, non chiama per lamentarsi. Chiude la scheda e apre quella del concorrente. E tu non saprai mai che è passato di lì.
Succede in fretta. Secondo Jakob Nielsen, molti utenti abbandonano una pagina web entro 10-20 secondi; chi resta oltre i primi 30 secondi, invece, tende a fermarsi molto più a lungo (Nielsen Norman Group). I primi secondi decidono quasi tutto.
La buona notizia è che gli errori che fanno scappare le persone sono quasi sempre gli stessi, e si trovano con strumenti gratuiti. In questa guida vediamo i 7 più comuni, come accorgertene e come sistemarli, anche senza essere un esperto.
1. Il sito è lento sul telefono
La maggior parte delle persone ti trova dal telefono, spesso con una connessione non perfetta. Se la pagina impiega troppo a comparire, non aspettano: tornano indietro.
Quanto conta la velocità lo ha misurato uno studio commissionato da Google e realizzato da Deloitte su 37 siti di grandi marchi europei e americani e oltre 30 milioni di visite. Rendere il sito mobile più veloce di appena 0,1 secondi ha aumentato le conversioni dell'8,4% nei negozi online e del 10,1% nei siti di viaggi (web.dev). Un decimo di secondo.
Lo strumento gratis: PageSpeed Insights. Vai su pagespeed.web.dev, incolla l'indirizzo del tuo sito e guarda la scheda Dispositivi mobili. Il punteggio da 0 a 100 conta meno delle indicazioni sotto: ti dice cosa rallenta la pagina, in ordine di importanza.
Come si sistema, di solito: immagini troppo pesanti (vanno compresse e salvate in WebP), troppi plugin o script esterni, caratteri caricati da servizi esterni invece che dal sito stesso.
2. Non si capisce cosa fai nei primi secondi
"Soluzioni innovative per il tuo business". "La tua passione, il nostro impegno". Sono frasi che potrebbero stare su qualsiasi sito, e proprio per questo non dicono niente.
Nielsen lo riassume così: se vuoi qualche minuto di attenzione, devi comunicare il tuo valore entro i primi 10 secondi. Chi arriva deve capire subito cosa fai, per chi e cosa può fare adesso. Altrimenti, come insegna Steve Krug in Don't Make Me Think, ogni dubbio è un motivo per andarsene.
Lo strumento gratis: il test dei 5 secondi. Fai vedere la tua home a un amico che non conosce la tua attività, per 5 secondi esatti. Poi chiudi e chiedi: cosa fa questa attività? Per chi? Cosa faresti adesso? Se non sa rispondere, il problema non è il tuo amico.
Come si sistema: un titolo concreto in alto ("Tatuaggi realistici e blackwork a Cagliari" batte "L'arte sulla tua pelle"), una riga che spiega il vantaggio e un solo bottone principale.
3. Il modo per contattarti è nascosto
Il numero di telefono solo nel footer, il modulo in una pagina "Contatti" da cercare nel menu, il bottone dello stesso colore di tutto il resto. Chi vuole contattarti deve fare una caccia al tesoro, e spesso rinuncia.
Lo strumento gratis: Microsoft Clarity. Registra in forma anonima come le persone usano il sito e crea le mappe di calore: vedi dove cliccano, fin dove scorrono e dove si bloccano. Le "rage click", i clic ripetuti per la rabbia su qualcosa che non risponde, sono un campanello d'allarme. Attenzione: Clarity usa i cookie, quindi in Europa va attivato solo dopo il consenso nel banner.
Come si sistema: un invito all'azione chiaro e sempre visibile, di un colore diverso da tutto il resto (Effetto Von Restorff), grande e facile da raggiungere col pollice sul telefono (Legge di Fitts). Sul telefono, il numero deve far partire la chiamata con un tocco.
4. Troppe cose che urlano
Il pop-up della newsletter appena entri, la chat che si apre da sola, il banner delle offerte, il feed di Instagram, la musica di sottofondo. Ogni elemento sembra una buona idea, ma tutti insieme coprono proprio quello che il visitatore cercava. E più cose urlano, meno ne vengono notate: è la cecità da banner.
C'è anche un costo su Google. Dal 10 gennaio 2017 le pagine che, sul telefono, coprono il contenuto con pop-up invadenti appena si arriva da una ricerca possono posizionarsi peggio. Restano ammessi gli avvisi obbligatori per legge, come quello dei cookie o la verifica dell'età (Social Media Today).
Lo strumento gratis: il tuo telefono. Cerca la tua attività su Google dal telefono, entra nel sito e conta quante cose ti chiedono attenzione prima di vedere il contenuto. Se sono più di una, è troppo.
Come si sistema: tieni solo ciò che serve alla persona in quel momento. Il pop-up della newsletter, se proprio serve, può comparire dopo che la persona ha letto qualcosa, non appena arriva.
5. Il modulo contatti è un interrogatorio
Nome, cognome, telefono, email, città, azienda, budget, "come ci hai conosciuto", accettazione di tre caselle diverse. Ogni campo in più è un motivo in più per lasciar perdere.
Baymard Institute, che studia da anni i checkout dei negozi online, ha contato in media 11,3 campi nei moduli di acquisto, mentre per la maggior parte dei siti ne basterebbero 8 (Baymard). E per un modulo di contatto ne servono ancora meno. È la stessa lezione del bottone da 300 milioni di dollari: ogni ostacolo prima del valore costa clienti.
Lo strumento gratis: conta i campi. Per ogni campo chiediti: mi serve davvero per rispondere a questa persona? Se la risposta è "sarebbe utile", toglilo. Le registrazioni di Clarity ti mostrano anche dove le persone si fermano mentre compilano.
Come si sistema: nome, un contatto (email o telefono) e il messaggio. Se il modulo deve essere lungo, dividilo in passaggi e mostra a che punto si è: è l'Effetto Zeigarnik, un lavoro iniziato si vuole finire.
6. Nessuna prova che sei affidabile
Un sito può essere bellissimo e non convincere nessuno, se non mostra che altre persone si sono già fidate di te. Prima di contattare uno sconosciuto, vogliamo sapere che qualcuno l'ha fatto prima di noi e ne è uscito soddisfatto.
I numeri lo confermano. Lo Spiegel Research Center della Northwestern University ha visto che una pagina prodotto con cinque recensioni converte in media circa il 270% in più di una che non ne ha. Per i prodotti più costosi l'aumento sale al 380%, per quelli economici si ferma al 190%. E i voti tra 4,0 e 4,7 stelle convincono più di un 5 perfetto, che sembra troppo bello per essere vero (MarketingProfs).
Lo strumento gratis: il Profilo dell'Attività su Google. È il posto più semplice dove raccogliere recensioni vere. Chiedile ai clienti soddisfatti con un link diretto, rispondi a tutte, anche a quelle negative, e mostrale sul sito.
Come si sistema: recensioni vere vicino al bottone dei contatti, foto dei tuoi lavori reali (non immagini di repertorio), il tuo volto e il tuo nome. Mai recensioni inventate: si riconoscono, e distruggono proprio la fiducia che dovrebbero costruire.
7. I testi non si leggono
Testo grigio chiaro su sfondo bianco, scritte sopra foto piene di dettagli, caratteri minuscoli sul telefono. Sembra un dettaglio estetico, ma è l'errore più diffuso del web: secondo il rapporto WebAIM Million 2026, l'83,9% delle home page dei siti più visitati al mondo ha testi con contrasto troppo basso, e il 95,9% ha almeno un problema di accessibilità rilevabile (Priority Pixels sul rapporto WebAIM).
E non è solo una questione di comodità: dal 28 giugno 2025, con l'European Accessibility Act, l'accessibilità è diventata un obbligo per molte attività che vendono online. Ne parleremo in un articolo dedicato.
Lo strumento gratis: WAVE. Vai su wave.webaim.org, inserisci il tuo indirizzo e guarda gli errori di contrasto ("Contrast Errors"): ti indica esattamente quali testi sono troppo chiari.
Come si sistema: contrasto di almeno 4,5 a 1 tra testo e sfondo, testo del corpo da almeno 16 pixel sul telefono, e mai scritte importanti sopra foto movimentate senza un velo scuro sotto.
Bonus: Google non ti trova
Puoi sistemare tutti e sette gli errori, ma se Google non mostra il tuo sito nessuno arriverà a vederlo. Google Search Console è gratuita e ti dice per quali ricerche compari, quante volte ti cliccano, in che posizione sei e se ci sono pagine che Google non riesce a leggere.
Gli strumenti in una tabella
| Errore | Strumento gratis | Cosa guardare |
|---|---|---|
| Sito lento | PageSpeed Insights | Scheda "Dispositivi mobili" e le indicazioni sotto il punteggio |
| Non si capisce cosa fai | Test dei 5 secondi | Se un estraneo sa dire cosa fai, per chi e cosa fare |
| Contatti nascosti | Microsoft Clarity | Mappe di calore, profondità di scorrimento, rage click |
| Troppe distrazioni | Il tuo telefono | Quante cose compaiono prima del contenuto |
| Modulo troppo lungo | Conta i campi (e Clarity) | Campi non indispensabili, dove si abbandona |
| Nessuna prova di fiducia | Profilo dell'Attività su Google | Numero e qualità delle recensioni |
| Testi illeggibili | WAVE | "Contrast Errors" |
| Google non ti trova | Search Console | Ricerche, clic, pagine non indicizzate |
Il sito non deve essere perfetto, deve essere senza ostacoli
Nessuno di questi errori richiede di rifare il sito da zero. Spesso basta un pomeriggio: comprimere qualche immagine, riscrivere un titolo, spostare un bottone, togliere tre campi da un modulo.
Il punto è cambiare prospettiva: smettere di guardare il sito come lo guardi tu, che sai già tutto, e guardarlo come lo vede chi arriva per la prima volta, dal telefono, di fretta, con un dubbio in testa. Ogni ostacolo che togli è un cliente che resta.
Se vuoi un secondo paio d'occhi sul tuo sito, scrivimi.
Domande frequenti
Come faccio a sapere se il mio sito è lento?
Usa PageSpeed Insights (pagespeed.web.dev): inserisci l'indirizzo e guarda il risultato per i dispositivi mobili. Più del punteggio contano le indicazioni sotto, che ti dicono cosa rallenta la pagina e cosa sistemare per primo.
Microsoft Clarity è davvero gratis?
Sì, il piano base è gratuito e comprende mappe di calore e registrazioni delle sessioni. Siccome usa i cookie, in Europa va attivato solo dopo che il visitatore ha dato il consenso nel banner dei cookie.
Quanti campi deve avere un modulo contatti?
Il meno possibile: di solito bastano nome, un contatto (email o telefono) e il messaggio. Ogni campo in più aumenta la fatica e la probabilità che la persona lasci perdere.
Come controllo se i testi del mio sito si leggono bene?
Con WAVE (wave.webaim.org), gratuito: segnala i testi con contrasto troppo basso. La regola base è un contrasto di almeno 4,5 a 1 tra testo e sfondo.
Fonti
- Nielsen Norman Group, How Long Do Users Stay on Web Pages?, Jakob Nielsen, 11 settembre 2011.
- web.dev, Milliseconds make millions, studio di Deloitte per Google, 2020.
- Social Media Today, Google: disable intrusive pop-ups or suffer SERP downgrades, 2016.
- Baymard Institute, Checkout flow average form fields, 26 giugno 2024.
- MarketingProfs, The measurable impact that reviews and ratings have on sales, 2017 (dati Spiegel Research Center).
- Priority Pixels, Web accessibility is getting worse according to the 2026 WebAIM Million report, 1 aprile 2026.
- Capterra, Microsoft Clarity.


