Torna agli articoli

Copertina Articolo: Il bottone da 300 milioni di dollari

Il bottone da 300 milioni di dollari

Tutti pensano che per far esplodere le vendite di un e-commerce servano funnel estremamente complessi, sconti folli capaci di azzerare i margini di guadagno o campagne pubblicitarie gigantesche. Spesso, invece, basta semplicemente eliminare un obbligo formale.

Dietro un carrello abbandonato c'è quasi sempre una profonda frizione psicologica. Il caso studio più famoso della storia della User Experience, analizzato minuziosamente dall'esperto di usabilità Jared Spool, ci insegna esattamente questa lezione vitale.

Il problema: l'ostacolo della registrazione

Tutto iniziò quando un vero e proprio colosso dell'e-commerce si rese conto di faticare terribilmente a convertire i nuovi utenti. I dati analitici mostravano uno scenario frustrante: le persone navigavano con entusiasmo, riempivano il carrello con decine di articoli, ma poi abbandonavano il sito al momento critico del checkout.

Il motivo era nascosto nel design del flusso di acquisto. Prima di poter inserire i dati di pagamento, il sistema imponeva la compilazione di un form con un messaggio perentorio: "Registrati per continuare". I designer e gli sviluppatori pensavano fosse un passaggio normale per fidelizzare il cliente e raccogliere i suoi dati nel database, ma i nuovi utenti lo vivevano come una barriera insormontabile. Il carico cognitivo e la percezione di dover compiere un "lavoro" inaspettato erano semplicemente troppo alti per un individuo che desiderava unicamente concludere un acquisto rapido.

Esempio di frizione psicologica nel checkout di un e-commerce

La soluzione: il potere del checkout come ospite

La soluzione architetturale applicata dal team di User Experience fu tanto banale quanto geniale: decisero di rimuovere completamente l'obbligo di iscrizione. Al suo posto, il form venne snellito e fu introdotto un singolo bottone con la scritta "Continua come ospite".

Ad accompagnare questo nuovo bottone c'era un messaggio rassicurante e trasparente, che spiegava ai visitatori come non fosse assolutamente necessario creare un account per completare la transazione (offrendo, ovviamente, l'opzione facoltativa di salvare i dati in un secondo momento). Questa piccola, chirurgica modifica spostò l'intero focus del sito web: dalle necessità aziendali (la raccolta indiscriminata di dati utente) alle necessità del consumatore (comprare senza stress e in velocità).

Il risultato: 300 milioni in entrate extra

I risultati misurati nelle settimane successive fecero letteralmente la storia del Web Design, diventando materia di studio in tutto il mondo. Il numero di nuovi acquirenti aumentò del 45% già durante il primo mese di implementazione.

Proiettando i dati nel lungo periodo, in un solo anno quella singola e apparentemente marginale modifica tecnica riuscì a generare la bellezza di 300 milioni di dollari di entrate extra nelle casse dell'azienda. Tutto generato da un semplice bottone e dalla rimozione di un muro invisibile.

Ottimizzazione delle conversioni tramite UX Design

L'usabilità è rimuovere gli ostacoli

Questo storico caso studio ci lascia un principio formativo di inestimabile valore: non bisogna mai chiedere agli utenti di fare un "lavoro" non necessario prima di aver garantito loro il valore che stanno cercando. L'architettura dell'informazione deve facilitare il processo, non complicarlo.

Come costantemente ricordato dal Nielsen Norman Group, autorità mondiale nella ricerca e nell'usabilità digitale, una buona UX non si limita al rendere le interfacce esteticamente attraenti. Il vero Design è l'arte della sottrazione: si tratta di riconoscere e rimuovere le frizioni, abbattere le barriere cognitive e tracciare in modo invisibile la strada più breve e piacevole che separa un utente dal suo obiettivo finale.

Daniele Sollai

UX/UI Designer.

Daniele Sollai
Scroll Top Text Up